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Luciana e il maestro di sci

      Era stato tutto programmato per trascorrere insieme le vacanze di Capodanno sulle nevi del Trentino. L’albergo era molto bello e fornito di ogni attrezzatura per lo sci.
 Luciana vi sarebbe andata con la sua famiglia e la cugina Carla con la propria. Grande entusiasmo e agitazione avevano accompagnato i preparativi e il giorno della partenza era stato preceduto da molta concitazione.
Luciana era una ragazza di quindici anni, alta, non proprio magrolina, poiché invece era florida e ben tornita. I capelli erano di un castano chiaro e li portava sempre corti e lisci. Le incorniciavano un visetto stupendo, biricchino, con occhioni immensi che doveva nascondere dietro occhiali da vista. Il suo fare era spesso pieno di sussiego, però affettuosissimo e socievole oltre ogni dire. Aveva l’atteggiamento e il modo di proporsi di chi è sempre pronto ad abbindolarti e circuirti. Simpaticissima! Era solare e gioviale, pronta allo scherzo e alle risate.
Alla fine tutti erano arrivati puntualmente all’albergo e c’era stato il grande incontro tra parenti.
La neve era altissima, splendente, imbiancava tutta la vallata e le conferiva un aspetto da fiaba. Vi erano molti villeggianti e sciatori e le attività sportive fervevano da tutte le parti.
La cugina Carla stava sempre incollata a Luciana e, tra le due, l’amicizia e la confidenza erano ormai collaudate. Si conoscevano difatti da quando erano nate e avevano circa la stessa età. Allegrone entrambe, pasticcione e maldestre, erano considerate le ‘frane’ della famiglia.
Carla era una ragazza mora e riccioluta, molto carina e aggraziata.
S’incontrarono e si abbracciarono felici di rivedersi.

  • Ciaoooo Carletta! Come va, somara?
  • La cugina! Ciao scema. Come stai?

E’ bello ascoltare e apprezzare il sistema che adoperano i giovani d’oggi per salutarsi e scambiarsi affettuosità!
Si cimentarono subito sugli sci e pensarono di prendere lezioni. Fu così che conobbero il più bel maestro di sci della Val di Fiemme. Era altissimo, biondo, con gli occhi di un azzurro intenso e ammaliante, pareva Mel Gibson nelle sue migliori performance!
Non vale la pena di affermare che entrambe ne rimasero folgorate.

  • Accipicchia Luciana! Ma l’hai visto? E’ uno schianto! E’ da capogiro!
  • Hai ragione, è bono, è proprio figo! Ma da dove è uscito?

Anche questi sono i classici apprezzamenti delle brave signorine dei nostri giorni.
Vollero ad ogni costo essere sempre presenti alle sue lezioni.
Lui era galante, disponibile con tutti, scherzoso, faceva battute di spirito a raffica, tanto che quelle lezioni erano pure una specie di cabaret.
Le due ragazze ne erano affascinate e, specialmente Carla, dava l’impressione di avere preso una cotta, di quelle che le ragazze molto giovani partoriscono nell’arco di una mezz’oretta.
Anche Luciana senza volerlo ammettere, si sentiva tutta rimescolare ogni volta che Walter, l’istruttore, si rivolgeva a lei. Faceva finta d’aver bisogno di spiegazioni o di semplici indicazioni. Mostrava di non saper stare sugli sci in modo che lui dovesse sempre aiutarla. Insomma riusciva a essere molto più impacciata della cugina, poiché non era mai stata versata alle attività sportive.

  • Luciana, cerca di considerare gli sci come dei normali attrezzi ginnici, invece che degli acerrimi nemici, - diceva Walter.

Lei allora diveniva tutta smorfiosa e aggiungeva: - Sono loro che mi considerano una nemica, non vedi che mi scappano sempre dai piedi!

  • Cerca di stare più salda e più sicura sugli sci. Non ti mangiano mica!

Invece la nostra eroina era sempre distesa sulla neve, continuando a ruzzolare, tanto che l’avevano soprannominata: “La valanga del Trentino”.
La comitiva degli apprendisti sciatori era formata giornalmente da una decina di persone. Tra costoro, alcuni ragazzi cercavano d’instaurare un’amicizia con le due cugine, ma loro erano interamente assorbite solo da Walter!
Ogni tanto Luciana gridava: - Aiuto! Sto cadendo. Non ce la faccio.
Era una finzione per far accorrere il bel maestro. Questi, abituato a essere oggetto delle attenzioni femminili, faceva vedere d’essere preoccupato e sollecito a sorreggere l’alunna, dando altresì le necessarie istruzioni perché continuasse a usare gli sci.
Una sera, Carla disse alla cugina: - Ho trovato! Gli scriverò una lettera e tu andrai a portarla di nascosto nella sua camera, mentre non c’è. Non posso mandargli un messaggio col cellulare perché non conosco il suo numero.
Luciana aveva spalancato i suoi bellissimi occhi: - Sei matta! Ma ti pare? Che dirà lui?

  • Staremo a vedere che dirà e che farà.
  • Io non porto niente a nessuno, se vuoi, la porti tu.
  • Dai Luciana! Non farti pregare. Lo so che mi vuoi bene, fallo per la tua cuginetta.

Come continuare a rifiutare dinanzi a tanta ruffianeria? E poi Luciana era generosa e voleva sacrificarsi in nome dell’amicizia.

  • Va bene. Andrò. Cerca di scrivere cose dignitose. Aspetterò il momento propizio per depositare la lettera.
  • Sei un mito! Ti sarò riconoscente per la vita.

Carla si mise dunque a scrivere, chiusa nella stanza che divideva con Luciana. Partorì uno scritto magnifico. Di solito, non era una scrittrice feconda, ma questa volta una prosa efficace e appassionata venne fuori dalla sua penna. Profuse il giusto tono di fervore, un’eloquenza degna di Demostene! Quando finì di scrivere, rilesse e restò incantata dalla propria bravura. Corse in cerca della cugina: - L’ho scritta. Ho fatto un capolavoro! Gli ho detto che è uno schianto e che mi voglio mettere con lui. Dai, portala nella sua camera mentre non c’è.

  • Scusa, ma qual è la sua stanza?
  • E’ la prima a destra, al terzo piano, non ricordi?
  • Ah già sì, ora vado. Ma vedi che mi tocca fare per un’amica!

Luciana si avviò per intraprendere quella che considerava una specie di missione impossibile! Si trattava di riuscire ad avere la chiave della stanza in questione. Il che non sarebbe stato tanto semplice. La fortuna le venne incontro: in quel preciso momento, al bureau, non c’era nessuno e lei furtivamente prese la chiave e salì al terzo piano. Aprì e si ritrovò in una specie di bolgia dell’Inferno!
La stanza di Walter era il luogo più disordinato che avesse mai visto. Tanto che improvvisamente, l’istruttore le fece pensare ad Attila, il flagello di Dio! Di conseguenza le di lui credenziali persero valore nel suo cuore. Depose la missiva e scappò via.

  • L’ho recapitata! L’ho lasciata nella sua stanza. Lo saaaiiiii? E’ la persona più disordinata del mondo. Lì dentro è uno schifo, pare un letamaio!
  • Ma va’, non è possibile! Lui è sempre tutto lindo e pulito.
  • Sì, ma la stanza pare un cacatoio.

Sempre edificante il gergo dei nostri giovani!
Di tale rivelazione, le due ragazze rimasero fortemente impressionate e, da quel preciso momento, guardarono il bell’istruttore con occhio più critico, tanto che a distanza di poche ore, Carla ebbe a dire alla cugina:

  • Luciana, ci ho ripensato. Sai cosa devi fare? Prima che lui legga la lettera, devi andare a riprenderla. A parte che mi è scaduto dal cuore, ho inoltre paura che qualcuno lo venga a sapere e ci farei la figura della sciocca. Dai, valla a riprendere.
  • Coooosa? Tu sei pazza! Io là dentro non entro più, mi è bastato una volta. Avevo il cuore che mi scoppiava dalla paura!
  • Dai Lucianina. Ti prego. Non voglio che legga la lettera.
  • Peggio per te! Ci pensavi prima.
  • Cuginetta, tu sai quanto ti voglio bene. Dai, valla a riprendere.

          Ancora una volta, come dire di no? L’amicizia è una cosa sacra a quell’età.

  • Uff. Va bene. Che Dio mi aiuti un’altra volta.

Partì per una nuova missione impossibile! Tom Cruise, a suo confronto, sarebbe parso un dilettante.
In quel momento al bureau, c’erano tanti clienti appena arrivati, ma la nostra intrepida eroina non si perse d’animo e chiese con fare distratto:
- Per favore, la trecentouno.
 Ormai sapeva a memoria il numero di quella stanza.
Nella confusione generale, creata dalla numerosa comitiva sopraggiunta, nessuno le badò e l’impiegato senza guardarla, le diede la chiave del numero richiesto.
Via su di corsa. Doveva essere più veloce della luce. Si sentiva in colpa ed era tutta rossa ed eccitata. S’infilò nella stanza e aveva appena afferrato la lettera, quando la porta si spalancò ed entrò un’anziana signora. Accese la luce e, nel vedere Luciana, urlò come un’ossessa: - Aiuto! Al ladro! Al ladro!

  • Signora, mi scusi, devo aver sbagliato chiave e camera, difatti non mi raccapezzavo più e stavo per uscire.
  • Nooo! Non è vero! Che ci faceva nella mia camera? Voleva rubare eeeeee?
  • Ma che rubare! Non me lo sogno neppure. Le ho già chiesto scusa, mi sono sbagliata signora, non succederà più.
  • Un’altra volta stia più attenta! Per poco non mi faceva venire un infarto!

Luciana corse via come inseguita da uno sciame di api.
Scimunita di una cugina! In che stanza l’aveva mandata? Quella non era la camera di Walter, bensì di quella megera, antipatica e disordinata!
Si catapultò da Carla: - Sai chi c’era nella camera di Walter?

  • Non mi dire! C’era la sua amante. Chi è?
  • Macché amante! C’era una vecchia.
  • Cheeeee? Che diavolo ci faceva una vecchia nella stanza di Walter?
  • Entrava nella propria stanza.
  • Aveva le rotelle fuori posto?
  • No, a quanto pare, sei tu che non le hai perfettamente a posto.
  • Perché scusa, che ho fatto?

La voce di Carla era divenuta bassa e atona. Quella di Luciana al contrario era adirata, squillante e argentina.

  •  Mi hai detto che la camera era la prima a destra, al terzo piano. Invece era la prima a sinistra! L’ho ricordato subito dopo.

Carla si diede una manata sulla fronte.

  • Accidenti! Ho detto la prima a destra? Dovevo dire la prima a sinistra. Che stupida che sono.
  • Sei una deficiente. Ecco quello che sei. La vegliarda, quando mi ha visto, ha cominciato a gridare: al ladro! Al ladro!

A questo punto, Carla sbuffò a ridere come una matta. Non la finiva più di sghignazzare. Quella risata era però contagiosa e Luciana cominciò a ridere pure lei divertita: - Dovevi sentirla, ah, ah, ah, ah. Diceva che per poco, non le veniva un infarto, ah, ah, ah,ah.
Attirato da queste risate, sopraggiunse Walter che stava rientrando in albergo: - Siete allegre ragazze. Tu poi Luciana, quando ridi sei la fine del mondo.
Un tale complimento mandò la ragazza in brodo di giuggiole, tanto che non riuscì a proferire verbo e diventò tutta rossa.
Quando fu andato via: - Porca miseria! Quant’è bello!

  • Hai ragione, - ribatté Carla - è meglio di Richard Geere.

Ricominciarono a confabulare animatamente su quello che era successo e sul rischio corso.
Luciana sempre ridendo: - Secondo me, sei diventata così perché hai battuto la testa da piccola. Sei la classica stupida che dice destra quando deve dire sinistra.

  • Anche tu però! Lo sapevi qual era la stanza giusta. Allora perché ti sei infilata in quell’altra?

Mentre continuava questo allegro e animato chiacchierio, sopraggiunse il padre di Luciana. Sembrava l’uomo delle nevi. Aveva il naso tutto rosso paonazzo, un cappello stile scafandro, una giacca a vento voluminosissima e guardava le ragazze con sospetto: - Ehi gaglioffe! Perché siete così concitate?

  • Oh niente, niente, - fu la pronta risposta della figlia.
  • Andatevi a fare belle per il cenone di stasera, - e andò via scuotendosi di dosso la neve.

Le ragazze salirono nella loro camera e, a turno, s’infilarono sotto la doccia. Più del solito adoperarono saponi profumati, emollienti e creme varie. Difatti chi fosse entrato in quel momento, avrebbe creduto di essere capitato in un’azienda di cosmetici. Iniziarono la vestizione e indossarono quanto di più elegante si erano portate.
Luciana mise dei pantaloni neri accompagnati da un maglioncino di cachemire nero, cosparso di lustrini. Alla vita, aveva una cintura dorata.
L’insieme le donava moltissimo, la faceva sembrare più adulta, le conferiva un aspetto raffinato e metteva in risalto il suo incarnato chiarissimo.
Carla invece si vestì d’azzurro. Gonna lunga e a vita bassa, maglioncino anch’esso azzurro, attillato ed elegante. Con i suoi capelli folti e riccioluti, il visetto sbarazzino e il sorriso accattivante, era proprio carina.
Si versarono un profluvio di profumo e a questo punto, erano pronte per il cenone e la serata di fine anno.
Confusione e allegria animavano la serata. Risate e baldoria echeggiavano da tutti i tavoli e l’eleganza delle signore si sprecava. Il menù era dei più ricchi, ricercati e appetitosi. Specialità montane, piatti tipici del Trentino e leccornie varie colmavano in abbondanza i piatti. I vini bianchi, rossi e spumanti scorrevano a fiumi. Qualcuno era già brillo e troppo allegro.
Arrivò la Mezzanotte: - Meno cinque, quattro, tre, due, uno! Buon Anno!
I bicchieri tintinnavano, i baci e gli auguri si scambiavano e si profondevano ovunque.
A questo punto, si aprirono le danze.
Valzer, Tanghi, Cha cha cha, Rock and Roll.
Tutti danzavano e volteggiavano irrefrenabilmente, presi dall’euforia del momento e decisi a festeggiare l’anno appena nato e a cacciare quello ormai trascorso.
A un certo punto, Walter si avvicinò a Luciana e, con fare cavalleresco e scherzoso, la invitò a ballare al suono di una dolce musica.
Lei, tutta lusingata e vezzosa si abbandonò tra le sue braccia e prese a dondolarsi seguendo quella languida melodia.
Il cavaliere cominciò a dire facezie e sciocchezze varie, e così facendo, le alitava sul naso. Forse sarà stato il troppo tacchino ingurgitato, o forse l’abbondante trota affumicata, fatto sta che ad ogni fiato, Luciana avvertiva un olezzo terribile, come se il giovane avesse ingerito un’intera cloaca!
Il bel Walter parlava e lei aveva voglia di svenire. Blaterava e la ragazza pensava con desiderio alle bombole antigas.
Quando smisero di ballare, la poverina era tramortita per l’orrendo olezzo e le parve di avere realizzato tutti i sogni della sua vita quando poté allontanarsi da quella fonte maleodorante!

  • Su, ti prego Walter, adesso invita mia cugina Carla.
Fu così che si spense nel nulla l’infatuazione delle due giovincelle per il bel maestro di sci. Quel fuoco di paglia andò in fumo altrettanto velocemente com’era nato.  Fu spento dalle ondate malsane di un alito mefitico!
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